Patrizia De Lio – Psico. Donna. Altro. – Psicoterapia accessibile a tutti a Piacenza2018-04-24T15:32:25+02:00

Piacere di conoscerti

Mi chiamo Patrizia De Lio e sono una psicologa e psicoterapeuta specialista in psicoterapia cognitivo costruttivista relazionale.
Mi occupo cioè di aiutare chi attraversa momenti di difficoltà a trovare o ritrovare equilibrio, ad intravedere possibilità nuove di benessere e a prendersi cura di sé.

Tratto i disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore, i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi di personalità.

Negli ultimi anni, ho approfondito con passione la tematica dei disturbi affettivi della perinatalità e mi occupo di psicopatologia della gravidanza e del puerperio.

Aspettati da me un compagno di viaggio.
Sì, perché quando scegli lo psicoterapeuta, scegli il compagno di strada con cui metterti in cammino.
Immagina di percorrere un sentiero tra le cime e immagina di farlo con me. Quando ci si avventura in montagna in coppia ci vuole alleanza, un’andatura che non affatichi né l’uno né l’altro. È necessario il giusto ritmo.

Posso stare con te, fermarmi quando sei stanco, incoraggiarti a raggiungere la meta…che non è la cima della montagna, ma il punto da cui sei partito. Il viaggio non si conclude con la salita, ma con la discesa.

IL MIO CV
IL MIO APPROCCIO

Piacere di conoscerti

Mi chiamo Patrizia De Lio e la definizione esatta di ciò che sono è “psicologa e psicoterapeuta specialista in psicoterapia cognitiva costruttivista relazionale.”

Mi occupo cioè di aiutare chi attraversa momenti di difficoltà a trovare o ritrovare equilibrio, ad intravedere possibilità nuove di benessere e a prendersi cura di sé.

Tratto i Disturbi d’Ansia, i Disturbi dell’umore, i Disturbi del comportamento Alimentare, i Disturbi di Personalità.

Negli ultimi anni, ho approfondito con passione la tematica dei disturbi affettivi della perinatalità e mi occupo di psicopatologia della gravidanza e del puerperio.

Aspettati da me un compagno di viaggio.
Sì, perché quando scegli lo psicoterapeuta, scegli il compagno di strada con cui metterti in cammino.
Immagina di percorrere un sentiero tra le cime e immagina di farlo con me. Quando ci si avventura in montagna in coppia ci vuole alleanza, un’andatura che non affatichi né l’uno né l’altro. È necessario il giusto ritmo.

Posso stare con te, fermarmi quando sei stanco, incoraggiarti a raggiungere la meta…che non è la cima della montagna, ma il punto da cui sei partito. Il viaggio non si conclude con la salita, ma con la discesa.

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Tre suggerimenti per iniziare

Se è la prima volta che capiti sul sito e non sai da dove iniziare, prova a leggere qui

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In cosa posso aiutarti

Alcuni di noi pensano che tenere duro ci renda forti, ma a volte, a farlo, è il lasciarsi andare.

Herman Hesse

La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall’avere, per ogni cosa, una domanda

Milan Kundera

Il sintomo è il primo annuncio del risvegliarsi della psiche che non intende più tollerare di essere maltrattata

James Hillman

Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato

C.G. Jung

Inizia da dove sei. Usa quello che hai. Fai quello che puoi.

Arthur Ashe

Fingere che un sentimento non ci sia è come sentire uno strano rumore proveniente dal motore dell’auto mentre guidiamo in autostrada e affrontare la cosa alzando il volume della radio.

M. Williams

Essere consapevoli di ciò che si prova dentro di sé, senza sentirsi sbagliati, è il passo fondamentale per essere padroni di se stessi.

Artur Schopenhauer

Ti cambiano anche le cose che non succedono.

Lucy - Peanuts

Se sei depresso stai vivendo nel passato. Se sei ansioso stai vivendo nel futuro. Se sei in pace stai vivendo nel presente.

Lao Tzu

Un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Una gioia condivisa è una gioia raddoppiata.

proverbio svedese

Ognuno è amico della sua patologia.

Alda Merini, Your Content Goes Here

Un fallimento non è sempre uno sbaglio; potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze. Il vero sbaglio è smettere di provare.

Frederic Skinner, Your Content Goes Here

La vita sceglie la musica, noi scegliamo come ballarla.

John Galsworthy, Your Content Goes Here

Ma ricordati sempre che i mostri non muoiono. Quello che muore è la paura che t’incutono.

Cesare Pavese, Your Content Goes Here

Forse ti capita di chiederti…

Una raccolta di alcune tra le domande più ricorrenti che si pone chi attraversa momenti di crisi

Chi arriva in psicoterapia con una sofferenza si aspetta una guarigione. Cosa intende spesso con il termine guarire?
La maggior parte delle volte si desidera “tornare quelli di prima”, “cancellare la sofferenza”. Ma l’esperienza di malessere in realtà non può essere cancellata. Può essere invece compresa, accettata e quindi cambiata.

Ci si può dire “guariti” quando si è imparato a prendersi cura di sé attraverso la comprensione e l’accettazione del proprio funzionamento personale e ci si è dati la possibilità di cambiare.

Spesso, e a torto, si pensa che uno psicoterapeuta cognitivo lavori prevalentemente sui pensieri. In realtà il terapeuta cognitivo “lavora su tutti gli stati mentali, in particolare, le emozioni e gli stati psicologici incarnati, riferiti al corpo.” (B.G. Bara)

E questo perché il ruolo centrale della sofferenza e della felicità dell’individuo è da attribuire agli stati emotivi. Il terapeuta cognitivo quindi, “ha come compito fondamentale quello di comprendere e di lavorare sulle emozioni che si muovono nella psiche del paziente.”(B.G. Bara)

La relazione terapeuta-paziente è lo strumento attraverso il quale raggiungere il benessere desiderato. L’atteggiamento non giudicante del terapeuta e il suo “stare con” il paziente favorisce la condivisione dei vissuti, dei pensieri e delle emozioni. All’interno della relazione terapeutica si può prendere consapevolezza di come ognuno di noi costruisce e organizza la conoscenza di sé e del mondo e degli aspetti che generano sofferenza. Tale consapevolezza rappresenta il primo passo verso l’accettazione di come siamo, e l’accettazione di come siamo è un passaggio essenziale verso il cambiamento.

Una delle maggiori reticenze a rivolgersi agli psicologi deriva dalla convinzione che ci occupiamo della cura dei disturbi mentali, dei cosiddetti “matti”.

E il matto chi è? Cosa significa essere pazzo?

Se è colui che soffre di una patologia psichica, allora sì, lo psicologo si occupa ANCHE dei matti. Ma non solo.
Lo psicologo è innanzitutto uno specialista della salute mentale il cui intervento non può e non deve essere relegato alla malattia psichica, ma la cui competenza può rivelarsi necessaria in molteplici situazioni problematiche, di sofferenza, di disagio e confusione o di stallo.

Gli ambiti di intervento sono innumerevoli.
Chi chiede aiuto a uno psicologo è semplicemente una persona che si rivolge a uno specialista, al pari di chi va dall’ortopedico se ha un osso rotto!

Chi arriva in psicoterapia ha diverse aspettative su quello che lo psicologo farà o dirà. Una credenza comune è che lo psicologo dia consigli, suggerimenti e soluzioni ai problemi. In realtà il bravo terapeuta dovrebbe astenersi dal fare tutte quelle cose che il paziente si aspetta e richiede!

Capita spesso che il paziente sia in difficoltà rispetto a una decisione da prendere o a un comportamento da tenere e chieda al terapeuta di aiutarlo dicendogli cosa deve fare. Gli amici danno consigli, i terapeuti no! (o almeno non dovrebbero farlo…)

Dare consigli significa decidere al posto di qualcun altro senza permettergli di capire cosa realmente vuole fare. Ciò che è giusto per noi, può non esserlo affatto per l’altro. Dispensare consigli in psicoterapia è un errore perché veicola il messaggio che una persona da sola non sia in grado di decidere e abbia bisogno che qualcuno lo faccia al suo posto.

Ciò che può davvero essere utile è aiutare a comprendere le ragioni delle indecisioni e dei conflitti interni e, solo dopo averli capiti, scegliere cosa fare in maniera consapevole e soprattutto autonoma.

Ciascuno di noi ha dentro di sé le risposte che cerca.

Attraversare un momento di crisi, riconoscere la propria incapacità nel farvi fronte da soli e decidere di consultare uno specialista NON è sinonimo di debolezza!

Stare male non è una colpa di cui ci si deve vergognare.

Quando il malessere emotivo diventa pervasivo iniziamo a pensare, e quasi ci convinciamo, che non finirà mai. Facciamo fatica a vedere una via d’uscita, la possibilità di stare meglio.

La psicoterapia è una possibilità per riuscire a gestire quel malessere. Con l’aiuto di un terapeuta capace, si può imparare a guardare in faccia ciò che ci fa stare male senza sentirsi perduti.

Forse ti capita di chiederti…

Una raccolta di alcune tra le domande più ricorrenti che si pone chi attraversa momenti di crisi

Chi arriva in psicoterapia con una sofferenza si aspetta una guarigione. Cosa intende spesso con il termine guarire?
La maggior parte delle volte si desidera “tornare quelli di prima”, “cancellare la sofferenza”. Ma l’esperienza di malessere in realtà non può essere cancellata. Può essere invece compresa, accettata e quindi cambiata.

Ci si può dire “guariti” quando si è imparato a prendersi cura di sé attraverso la comprensione e l’accettazione del proprio funzionamento personale e ci si è dati la possibilità di cambiare.

Spesso, e a torto, si pensa che uno psicoterapeuta cognitivo lavori prevalentemente sui pensieri. In realtà il terapeuta cognitivo “lavora su tutti gli stati mentali, in particolare, le emozioni e gli stati psicologici incarnati, riferiti al corpo.” (B.G. Bara)

E questo perché il ruolo centrale della sofferenza e della felicità dell’individuo è da attribuire agli stati emotivi. Il terapeuta cognitivo quindi, “ha come compito fondamentale quello di comprendere e di lavorare sulle emozioni che si muovono nella psiche del paziente.”(B.G. Bara)

La relazione terapeuta-paziente è lo strumento attraverso il quale raggiungere il benessere desiderato. L’atteggiamento non giudicante del terapeuta e il suo “stare con” il paziente favorisce la condivisione dei vissuti, dei pensieri e delle emozioni. All’interno della relazione terapeutica si può prendere consapevolezza di come ognuno di noi costruisce e organizza la conoscenza di sé e del mondo e degli aspetti che generano sofferenza. Tale consapevolezza rappresenta il primo passo verso l’accettazione di come siamo, e l’accettazione di come siamo è un passaggio essenziale verso il cambiamento.

Una delle maggiori reticenze a rivolgersi agli psicologi deriva dalla convinzione che ci occupiamo della cura dei disturbi mentali, dei cosiddetti “matti”.

E il matto chi è? Cosa significa essere pazzo?

Se è colui che soffre di una patologia psichica, allora sì, lo psicologo si occupa ANCHE dei matti. Ma non solo.
Lo psicologo è innanzitutto uno specialista della salute mentale il cui intervento non può e non deve essere relegato alla malattia psichica, ma la cui competenza può rivelarsi necessaria in molteplici situazioni problematiche, di sofferenza, di disagio e confusione o di stallo.

Gli ambiti di intervento sono innumerevoli.
Chi chiede aiuto a uno psicologo è semplicemente una persona che si rivolge a uno specialista, al pari di chi va dall’ortopedico se ha un osso rotto!

Chi arriva in psicoterapia ha diverse aspettative su quello che lo psicologo farà o dirà. Una credenza comune è che lo psicologo dia consigli, suggerimenti e soluzioni ai problemi. In realtà il bravo terapeuta dovrebbe astenersi dal fare tutte quelle cose che il paziente si aspetta e richiede!

Capita spesso che il paziente sia in difficoltà rispetto a una decisione da prendere o a un comportamento da tenere e chieda al terapeuta di aiutarlo dicendogli cosa deve fare. Gli amici danno consigli, i terapeuti no! (o almeno non dovrebbero farlo…)

Dare consigli significa decidere al posto di qualcun altro senza permettergli di capire cosa realmente vuole fare. Ciò che è giusto per noi, può non esserlo affatto per l’altro. Dispensare consigli in psicoterapia è un errore perché veicola il messaggio che una persona da sola non sia in grado di decidere e abbia bisogno che qualcuno lo faccia al suo posto.

Ciò che può davvero essere utile è aiutare a comprendere le ragioni delle indecisioni e dei conflitti interni e, solo dopo averli capiti, scegliere cosa fare in maniera consapevole e soprattutto autonoma.

Ciascuno di noi ha dentro di sé le risposte che cerca.

Attraversare un momento di crisi, riconoscere la propria incapacità nel farvi fronte da soli e decidere di consultare uno specialista NON è sinonimo di debolezza!

Stare male non è una colpa di cui ci si deve vergognare.

Quando il malessere emotivo diventa pervasivo iniziamo a pensare, e quasi ci convinciamo, che non finirà mai. Facciamo fatica a vedere una via d’uscita, la possibilità di stare meglio.

La psicoterapia è una possibilità per riuscire a gestire quel malessere. Con l’aiuto di un terapeuta capace, si può imparare a guardare in faccia ciò che ci fa stare male senza sentirsi perduti.

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