Ecco l’intervista che Valentina di www.post-partum.it mi ha fatto sul Progetto Gemma, al quale tengo infinitamente.
Grazie mille a Valentina e alla redazione di Post-partum.it. Potete trovare la versione originale cliccando qui.
Per qualsiasi informazione in merito, contattatemi in ogni momento!

Il progetto Gemma (Link al progetto) è nato nella mia testa tre anni fa quando sono diventata mamma di Giovanni e ha concretamente preso avvio dal maggio di quest’anno.
Gemma è il nome di mia madre che ha sofferto di DPP.
Con questo progetto intendiamo garantire e sostenere la Salute Mentale Perinatale attraverso attività e servizi di prevenzione e di promozione del benessere della gestante, della mamma, del neonato e della loro relazione prima e dopo la nascita.

Vogliamo fornire un aiuto concreto alle donne nelle fasi più delicate della maternità. Gravidanza, parto, puerperio e il primo anno di vita del bambino rappresentano esperienze di vita complesse sotto molteplici punti di vista: biologico, psicologico e sociale.

Occuparci delle madri, salvaguardandone il benessere mentale, significa investire  sulla salute dei figli e del sistema famiglia.

L’associazione SinergicaMente è presente sul territorio con attività che ci consentono di avere una buona visibilità.

Il passaparola delle mamme è fondamentale! Molte persone però arrivano a conoscerci attraverso il web (il sito, la pagina Facebook, il profilo Instagram).

Tra i nostri prossimi obiettivi c’è l’avvio di partnership con i servizi sociosanitari territoriali per accrescere la visibilità del progetto e quindi l’accessibilità alla cura. Pensiamo di essere una risorsa per le famiglie, ma anche per i professionisti (medici di base, pediatri, ostetriche, ginecologi, assistenti sociali, psichiatri) che possono segnalarci e inviarci donne, mamme e papà in condizione di fragilità psicoemotiva, rischio psicopatologico o semplicemente affaticate e in difficoltà nella gestione del neonato e del nuovo ruolo genitoriale, nella nuova dimensione di coppia e famiglia.

Quando una mamma ci telefona, ci manda un messaggio o una mail con una richiesta di aiuto le proponiamo un colloquio gratuito con uno psicoterapeuta.
Le gestanti e le neomamme hanno bisogno di essere ascoltate e rassicurate attraverso un atteggiamento accogliente e non giudicante: spesso infatti sperimentano sentimenti ed emozioni contrastanti e ambivalenti che faticano ad ammettere e di cui si vergognano.
Una volta inquadrato con loro il tipo di disagio, definiamo l’intervento clinico più idoneo al quadro riscontrato.

I dati di cui attualmente disponiamo ci dicono che la prevalenza della DPP si attesta intorno al 16%. Pur non essendoci dati epidemiologici certi, si stima che nel nostro paese oltre 90mila donne soffrano di disturbi ansioso-depressivi nel periodo perinatale (pre e post parto). Il fenomeno è certamente sottostimato perché sottodiagnosticato: la sintomatologia è sottovalutata sia dalle donne che dai professionisti (pediatri, medici di base, ginecologi).
Inoltre, la DPP è una delle patologie psichiatriche con esordio in epoca perinatale, ma non l’unica.

Troppo spesso il disagio materno non arriva all’attenzione del clinico perché le future e le neomamme faticano a recarsi nello studio del professionista, anche quando sentono di averne il bisogno, e questa reticenza rappresenta uno dei principali ostacoli al trattamento della DPP.

Proprio per questa ragione, recentemente abbiamo attivato il progetto “A casa con mamma” (Link diretto) per supportare le mamme al loro domicilio durante il puerperio, grazie al coinvolgimento di professionisti esperti della perinatalità (psicologa perinatale, educatrice, ostetrica). In questo modo possiamo “aggirare” l’ostacolo ed essere ancora più efficaci nella nostra attività di prevenzione e di cura. Nel contesto della propria casa la mamma si sente infatti più sicura e tranquilla, non deve allontanarsi dal suo bimbo e può, al contempo, occuparsi di lui e anche di se stessa.

Ci muoviamo sul doppio binario della prevenzione e della cura del disagio psicopatologico perinatale.

Per quel che riguarda la prevenzione, a maggio di quest’anno abbiamo avviato una campagna di screening per l’individuazione precoce della DPP, sia in gravidanza (intorno al 6° mese) sia nel post partum (4-6 settimane dopo il parto), completamente gratuita per tutte le donne che ne fanno richiesta.

L’accesso è diretto: le donne interessate possono chiamarci o inviarci una mail e nell’arco di sette giorni viene fissato l’appuntamento. Poiché i test permettono di individuare situazioni a rischio o potenzialmente tali ma da soli non rappresentano uno strumento diagnostico, sono sempre accompagnati da un colloquio clinico con uno specialista. Se dalla valutazione emerge un quadro meritevole di approfondimento, viene proposto un ulteriore colloquio e, in seguito (se necessario), un percorso di cura personalizzato.

Sempre nell’ottica della prevenzione, organizziamo:

  • percorsi di accompagnamento alla nascita in cui affrontiamo nello specifico il tema dei disturbi mentali della perinatalità e forniamo indicazioni sui fattori di rischio e sui sintomi da non sottovalutare. Quando affrontiamo questo tema chiediamo sempre anche la presenza del partner (o, laddove non vi sia, la presenza di una figura di supporto) la cui presenza accanto alla mamma, se attenta e consapevole, può davvero fare la differenza.
  • momenti informali di incontro e confronto tra mamme in cui facilitiamo la condivisione anche delle fatiche e non solo della gioia dell’essere mamma.

In merito al trattamento delle manifestazioni psicopatologiche che possono insorgere sia in gravidanza che nel periodo successivo al parto quali: Disturbi d’ansia (Disturbo Ossessivo Compulsivo, Disturbo da Attacchi di Panico), Disturbi dell’umore (Depressione Post-partum), Disturbi della relazione mamma-bambino, Psicosi puerperali, attiviamo i seguenti interventi a tariffe calmierate:

  • Psicoeducazione
  • Supporto psicologico
  • Psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale sia individuale che di gruppo secondo il modello di Cognitive Behavioral Therapy (CBT) proposto da Jeannette Milgrom e Paul Martin per il trattamento della DPP che ha dimostrato la sua efficacia in numerosi studi randomizzati.
  • Interventi sulla relazione mamma-bambino anche utilizzando la procedura del Video-feedback
  • Supporto psichiatrico

Dipende. Generalizzare non è mai corretto, in questo ambito lo è ancor meno. La realtà nazionale è estremamente disomogenea: ci sono presidi pubblici (consultori, ambulatori della gravidanza e del puerperio, reparti maternità) e privati o gestiti da associazioni/gruppi di volontari (ambulatori, centri clinici,…) che rappresentano delle vere eccellenze e altri, purtroppo la maggior parte,   decisamente mediocri.
L’impressione generale è che le donne tendano a ricevere dagli specialisti più informazioni di accompagnamento alla nascita e relative al momento del parto.  V futura madre viene preparata a controllare le contrazioni e il dolore attraverso esercizi di rilassamento e di respirazione.

Poco si dice della sofferenza della zona vaginale dopo il parto, soprattutto a seguito di lacerazioni o episiotomia, e delle conseguenze che questa ha sul piano fisico, psicologico e relazionale né dell’importanza della ginnastica perineale per mantenere la tonicità dei tessuti e facilitare il giusto posizionamento dell’utero. Non si parla dell’intimità di coppia in gravidanza e dopo il parto, manca un’informazione che valorizzi la donna e le permetta di occuparsi anche di se stessa e della propria sessualità.
Sull’allattamento ci sono posizioni estreme ed estremiste. Operatori che promuovono l’allattamento al seno “ad ogni costo” e che non condividono scelte diverse con atteggiamenti di giudizio e critica spietata verso quelle donne che non vogliono/non possono allattare al seno. E dall’altra, operatori che suggeriscono il ricorso al latte artificiale al minimo tentennamento o difficoltà della donna e che addirittura lo somministrano in reparto e lo prescrivono nella lettera di dimissioni dall’ospedale.

L’allattamento al seno è faticoso, fisicamente ed emotivamente. Ci sono donne che allattano felicemente e a lungo, altre no. Spesso vengono raccontati solo i vantaggi (che sono evidenti certo!) e in questo modo si alimentano aspettative, speranze e illusioni che potrebbero essere amaramente disattese. Potenzialmente tutte le donne possono allattare, nella realtà non è così e questo andrebbe detto. Il discorso è davvero complesso e meritevole di approfondimento.

Non si dice praticamente nulla sui luoghi del parto dando per scontata l’opzione  ospedale, mentre ci sono diverse alternative (casa maternità, proprio domicilio) che vengono sottaciute adducendo motivazioni in ordine alla “sicurezza” che non trovano riscontro nella letteratura scientifica.
Si informa poco o nulla riguardo agli aspetti psicoemotivi della gravidanza e del puerperio, il tema dei disturbi psicologici è quasi negato. Dopo aver partorito, la donna resta sola ad affrontare gli sbalzi ormonali e a confrontarsi con i cambiamenti del proprio corpo nel post-partum e questo può alimentare il senso di smarrimento e di vulnerabilità.

Molte madri non vengono preparate abbastanza ad affrontare il senso di inadeguatezza e di incapacità; soprattutto, a pensare che sia normale che si   sentano così.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione, c’è ancora molta confusione su cosa sia la depressione post-partum. Le puerpere temono di esserne colpite, come si trattasse di una malattia incontrollabile; non tutte hanno gli strumenti per distinguerla dal baby-blues, o la consapevolezza per riconoscerne la gravità e i sintomi.
Infine, si coinvolgono poco i padri! Il partner assume un ruolo cruciale. Può rappresentare un fattore di aggravamento della sintomatologia ansioso depressiva nella misura in cui si dimostra poco supportivo, poco comprensivo, poco presente (fisicamente ed emotivamente), così come può rappresentare un fattore protettivo se coinvolto fin da subito.

Nessuna donna può dirsi immune dallo sviluppare questo tipo di disturbo poiché la sua eziologia è multifattoriale. Intervengono fattori sociali (maternità in età precoce, assenza di una rete sociale e familiare di supporto, assenza del partner e/o conflitti coniugali, precarie condizioni socio-economiche, storie di abusi in anamnesi), fattori psicologici (bassa autostima, precedenti episodi personali e familiari di depressione e DPP, recenti vissuti traumatici, ecc..), fattori ormonali (repentino abbassamento dei livelli ormonali), fattori fisici (stanchezza, alterazioni del ritmo sonno-veglia, alterazioni dell’appetito), possibili complicanze ostetrico-ginecologiche e parto prematuro.

Partiamo dall’assunto che la migliore prevenzione è la consapevolezza, e che quest’ultima deriva da una corretta informazione. Crediamo che le donne, le mamme e i papà, ma anche tutti i professionisti della perinatalità debbano essere innanzitutto informati e formati. Ancora oggi, l’informazione risulta essere carente! Purtroppo del disagio psicologico delle mamme si parla poco.

Ciò che davvero non aiuta è l’idea diffusa che l’esperienza della maternità abbia caratteristiche di universalità, che diventare madre sia uguale per tutte.
Ma le donne non sono tutte uguali, così come non lo sono le madri (e più in generale le persone)! Di conseguenza, ogni esperienza perinatale (concepimento, gravidanza, travaglio, parto e puerperio) è connotata in modo specifico e unico.
Queste differenze dovrebbero essere non solo considerate, ma anche valorizzate.
Chi ci fa vedere la maternità come un’esperienza lineare, senza sfumature, senza complessità, ci sta ingannando.

Ciascuna mamma segue il suo percorso, ciascuna ha la sua storia, le sue fragilità, le sue risorse.

Solo considerando le persone nella loro unicità, possiamo accogliere e rispettare il personalissimo modo di ciascuna donna di essere madre. Per cui…ben venga se Belen a poche ore dal parto ha il ventre piatto, si muove sinuosa su un tacco 12 e sta lavorando ad nuovo programma tv. Io con i miei chili di troppo, le scarpe da ginnastica e nessuna energia neppure per mettere i piatti in lavastoviglie non sono meno mamma di lei o di chiunque faccia qualcosa di diverso da me. Perché dovrei vivere la maternità come lei? E dove sta scritto che si debba scegliere la migliore? E chi decide chi è meglio?

Ciascuna madre è un caso a sé così come lo è ciascun bimbo…aver cura di un bambino dal temperamento difficile, che piange molto, che dorme poco non è uguale ad aver cura di un bimbo tranquillo, che mangia e dorme e ti dimentichi di averlo. Così come c’è differenza tra essere mamma single o meno, tra avere un aiuto domestico e non averlo, avere un lavoro o essere disoccupata, aver avuto un parto “facile” o complicato, aver partorito prematuramente o meno…e via di seguito. Insomma, non si può e non si deve generalizzare.

Non il parto cesareo in sé, ma il modo in cui viene vissuto.

In generale, se il parto (e quindi anche quello eutocico) assume le caratteriste di un trauma, reale o percepito, questo può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un Disturbo Post-Traumatico da Stress nel post partum.
Conseguenti complicanze ostetriche o neonatali, ma anche un parto effettuato con procedure invasive, scarsa comunicazione, mancanza di supporto e rassicurazione, vissuto con sentimenti di impotenza e inadeguatezza possono costituire esperienze traumatiche e quindi fattori di rischio per lo sviluppo di una psicopatologia postpartum.

Purtroppo la DPP è ancora un tabù.
In generale c’è molta vergogna nell’ammettere di essere in difficoltà e, ancor di più, nell’ammettere di essere una mamma in difficoltà.

Capita di avere paura di se stesse, dei propri pensieri, di quello che si potrebbe fare. Si ha il timore di essere giudicate. Giudicate nella capacità di amare il proprio bimbo.
Sottolineo che sentimenti di vergogna rappresentano parte della sintomatologia stessa, riconoscerli può essere un campanello d’allarme e incentivare le mamme a chiedere aiuto.

In questo ambito, fra donne non ci si capisce, non ci si sostiene, ci si approccia con sospetto.

Purtroppo c’è molta superficialità e ignoranza in tema di salute mentale, c’è che pensa che chi soffre di DPP non sia una buona madre, che possa addirittura voler uccidere il figlio. La DPP non è questo.

Vogliamo informare e formare attraverso incontri pubblici, seminari e corsi che possano coinvolgere vari professionisti.

Stiamo progettando attività specifiche per i papà, perché il loro ruolo è cruciale nel supporto alle proprie partner e perché sempre di più sono a rischio di sviluppare una psicopatologia nel peripartum.

Vogliamo inoltre promuovere esperienze di condivisione di gruppo nel post-partum specifiche per la coppia.

Infine, vogliamo creare partnership che ci consentano di essere attivi su più territori e invitiamo chiunque sia interessato a contattarci (associazionesinergicamente@gmail.com)

Attualmente simo presenti a:

Piacenza: referente d.ssa Patrizia De Lio (320 4409938 – patrizia.delio@libero.it)

Monza: referente d.ssa Rossella Dolce (338 4339784 – rossella_dolce@yahoo.it)

Lecco: referente d.ssa Valentina Bonfanti (333 4584011 – valentinabonfanti@gmail.com)