DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

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I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA per brevità) o disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (come stati ridefiniti nel DSM-5) sono patologie caratterizzate da un rapporto distorto con il cibo e con il proprio corpo che determinano una serie di comportamenti disfunzionali tipici che compromettono in modo significativo la qualità della vita.

Chi soffre di questi disturbi spesso adotta comportamenti quali: stili alimentari restrittivi (digiuno), ingestione smodata e incontrollata di cibo in un breve lasso di tempo accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo, vomito autoindotto, assunzione impropria di lassativi e/o diuretici al fine di contrastare l’aumento di peso, attività fisica estrema finalizzata al dimagrimento, preoccupazione nei confronti del cibo ed estrema sensibilità alle modificazioni del peso e della forma corporea.

I DCA insorgono prevalentemente durante l’adolescenza, mediamente intorno ai 17 anni di età, e colpiscono soprattutto il sesso femminile: su dieci persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione, nove sono donne.

I principali disturbi dell’alimentazione sono: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata o binge eating disorder (BED), l’obesità, l’ortoressia nervosa.

L’anoressia nervosa è un disturbo dell’alimentazione tra i più frequenti. Si manifesta prevalentemente nel sesso femminile e ha esordio in età puberale.

Ciò che caratterizza l’anoressia nervosa è il timore di ingrassare. Il desiderio di magrezza determina comportamenti finalizzati alla perdita di peso anche quando ciò è rischioso per la salute. Essere magre rappresenta un successo e non un problema.

Tipicamente, chi soffre di anoressia racconta di aver intrapreso una dieta con l’obiettivo di perdere qualche chilo e di avere poi perso il controllo sulla propria alimentazione.

Si percepisce in modo distorto il proprio corpo e si giudicano alcune parti (di solito l’addome, i glutei e le cosce) come troppo grasse, ragione per cui sia dottano comportamenti che hanno come unico scopo il calo ponderale e la riduzione delle forme corporee. Tipici comportamenti sono: salto dei pasti, digiuni prolungati, induzione del vomito, uso improprio di lassativi o diuretici, intensa attività fisica.

Spesso poi si associano comportamenti ossessivi di controllo (pesarsi di continuo, controllare le proprie forme allo specchio, misurare alcune parti del corpo) o, al contrario, si evita di controllare il proprio peso o la propria immagine (per esempio, si evitano gli specchi).

Generalmente le persone che soffrono di questo disturbo hanno vissuti di disistima personale che possono sfociare nel vero e proprio disgusto verso se stessi, senso di inadeguatezza, senso di colpa, sentimenti di disperazione, di tristezza, insicurezza, vergogna che evolvono in un disturbo depressivo.

In sintesi, l’anoressia nervosa si distingue per i seguenti aspetti:

  • Perdita rilevante di peso (meno del 15% del peso considerato normale per età, sesso e altezza);
  • Intensa paura di ingrassare anche quando si è sottopeso;
  • Alterata percezione e valutazione di peso, taglia e forme corporee;
  • Amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi).

Non è possibile identificare una sola causa responsabile di un disturbo alimentare, ma possiamo individuare alcuni fattori di rischio fisici e ambientali:

  • presenza in famiglia di soggetti con disturbo dell’alimentazione;
  • atteggiamento familiare critico e giudicante su alimentazione, peso o le forme corporee;
  • aver vissuto durante l’infanzia e/o l’adolescenza episodi di derisione sull’alimentazione, il peso o le forme corporee;
  • frequentare ambienti che enfatizzano la magrezza (es. sport, moda, scuola);
  • obesità nell’infanzia;

e fattori di vulnerabilità individuale:

  • bassa autostima;
  • sfiducia personale;
  • scarsa consapevolezza delle proprie emozioni;
  • perfezionismo;
  • impulsività;
  • estremizzazione del pensiero.

L’anoressia nervosa, oltre ad avere chiare conseguenze a livello fisico (compromissione delle funzioni endocrine, gastrointestinali, muscolari, ossee, cardiovascolari, ematologiche) determina una compromissione anche a livello psicologico (disturbi ansioso depressivi, disturbo ossessivo-compulsivo) e sociale (evitamento e isolamento sociale).

La bulimia nervosa è un disturbo dell’alimentazione caratterizzato dalla presenza di abbuffate ricorrenti e incontrollate. Si è cioè incapaci di smettere di mangiare e di evitare di mangiare.

Si mangia moltissimo senza gustare il cibo, con l’obiettivo di riempirsi fino a stare male. Generalmente le abbuffate sono accompagnate da forte senso di colpa e vergogna (motivo per cui ci si abbuffa in solitudine).

Chi soffre di bulimia nervosa attribuisce grande importanza al peso e alle forme corporee, e manifesta un intenso desiderio di dimagrire. Ciò determina un pensiero ricorrente relativo alla dieta e al cibo e comportamenti compensatori (es. vomito auto-indotto, uso improprio di lassativi e diuretici, esercizio fisico eccessivo, uso di farmaci anoressizzanti) o di restrizione alimentare (es. saltare i pasti, digiunare).

Come nel caso di altri disturbi dell’alimentazione, il peso e le forme corporee sono i fattori su cui viene basata la propria autostima. Chi soffre di bulimia nervosa non necessariamente deve essere in sovrappeso, ma può essere normopeso o addirittura sottopeso. Il peso, tuttavia, può subire enormi variazioni e oscillazioni nel tempo.

Possiamo distinguere due forme di bulimia nervosa: bulimia con condotte di eliminazione (uso di vomito auto-provocato, lassativi o diuretici per compensare l’effetto dell’assunzione di cibo), e bulimia senza condotte di eliminazione

Sintetizziamo gli aspetti che contraddistinguono la bulimia nervosa:

  • abbuffate ricorrenti: ossia assunzione di grandi quantità di cibo con la sensazione di perdita di controllo*;
  • comportamenti compensatori conseguenti alle abbuffate e finalizzati a prevenire l’aumento di peso;
  • pensieri ricorrenti e persistenti riguardanti il cibo e/o compulsione a mangiare;
  • persistenti preoccupazioni per il peso e le forme corporee.
    *Per poter effettuare diagnosi di bulimia nevosa, le abbuffate devono verificarsi almeno una volta a settimana per tre mesi.

Come nel caso dell’anoressia nervosa, non è possibile identificare un solo fattore responsabile del disturbo, ma è necessario considerare un insieme di fattori fisici, ambientali e di personalità che sono gli stessi elencati a riguardo dell’anoressia.

La bulimia nervosa, come tutti i disturbi dell’alimentazione, può avere delle ripercussioni fisiche, psicologiche e sociali tali da compromettere in modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (noto anche come binge eating disorder – BED), è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate senza comportamenti compensatori. Spesso al BED si associa una condizione di sovrappeso o obesità poiché chi soffre di questo disturbo ha la tendenza a mangiare in modo eccessivo al di là degli episodi di abbuffate.

È possibile diagnosticare il BED se sono presenti queste condizioni:

  • Episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata (abbuffate) oppure pasti/spuntini molto frequenti nel corso della giornata che presentano tre o più caratteristiche tra le seguenti:
    – mangiare in modo vorace;
    – mangiare fino ad avere la spiacevole sensazione di scoppiare;
    – mangiare grandi quantità di cibo pur in assenza dello stimolo della fame;
    – mangiare da soli o di nascosto per vergogna;
  • assenza di comportamenti compensatori, come il vomito provocato volontariamente;
  • sensazioni di vergogna e disgusto legati alla perdita di controllo sulla propria alimentazione;

Il 20-30% dei soggetti che richiedono un trattamento per l’obesità e il 5-8% degli obesi in genere soffre di un disturbo da alimentazione incontrollata.

Il BED influenza la vita di chi ne soffre sia da un punto di vista fisico (complicazioni mediche) che da un punto di vista psicologico e sociale (disturbi d’ansia, dell’umore, ritiro e isolamento sociale).