DISTURBI DELLA RELAZIONE MAMMA-BAMBINO

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  • Quando parliamo di disturbo della relazione madre-bambino?

    Quando persiste un sentimento negativo nei confronti del proprio bambino.
    Il sentimento si può esprimere come emozione negativa di rifiuto o di avversione verso il bambino stesso.
    Può anche verificarsi un comportamento di rifiuto, di trascuratezza, di rabbia patologica alle richieste del bambino.

    La condizione psicologica della mamma è la base su cui il neonato costruisce il suo processo di sviluppo. La letteratura scientifica ha evidenziato chiaramente come tra la madre ed il suo bambino si instauri in modo precoce, automatico e inconscio una relazione che poggia su un codice somato-sensoriale. Questo significa che, già in gravidanza, nella comunicazione con il suo bambino la mamma  può esercitare un effetto diretto sul processo di crescita, non solo somatico, ma soprattutto mentale. Dalla capacità della madre di entrare in sintonia con gli aspetti più emotivi del bambino dipende la costruzione di quei legami di attaccamento, sicurezza ed affetto che stanno alla base della costruzione di relazioni umane soddisfacenti.

  • Cosa determina l’insorgere del disturbo?

    L’esperienza della maternità (gravidanza, parto, puerperio) rappresenta uno stato di assoluta fragilità in cui la donna può far fatica ad accettare il nuovo ruolo di mamma. La “fatica che le donne vivono” può assumere la forma di un malessere fisiologico e passeggero, come il “baby blues”, o diventare una condizione patologica.

    L’esperienza clinica evidenzia che, spesso, un’interazione deficitaria della diade in epoca gestazionale si trascina nei primi mesi di vita e può determinare un problema nel successivo sviluppo del bambino. Non di rado infatti, quando nella anamnesi dei bambini, si riscontra un disturbo psicologico della madre, il disturbo della relazione si è già trasformato a livello clinico in un sintomo nel bambino. Nei primi mesi di vita la sintomatologia clinica si configura come un disturbo delle funzioni, cioè un disturbo del sonno, o dell’alimentazione, o dell’evacuazione. Successivamente il quadro più comune è un ritardo dello sviluppo, motorio o linguistico.

    Una condizione di disagio psicologico, quale ad esempio la depressione, incide profondamente sul comportamento delle madri limitandone sia l’espressione dell’affettività che l’adeguata lettura dei segnali comportamentali dei bambini. Queste donne non riescono ad interagire in modo adeguato e sintonico con i loro figli: assumono stili interattivi disfunzionali caratterizzati da interferenza e ritiro emozionale, che ne riducono la capacità di riparare gli errori già naturalmente possibili.

Di conseguenza, il bambino si trova a doversi relazionare con una madre psicologicamente ed emotivamente distante o incapace di mantenere un dialogo affettivo armonico. Queste carenze nella comunicazione affettiva, se non vengono recuperate in tempo (Palacio indica uno/due mesi al massimo) si cronicizzano e diventano la base su cui si potranno strutturare una gamma di quadri psicopatologici.

  • Cosa può comportare per il bambino?

    Un deficit nella relazione mamma-bambino può avere serie ripercussioni sul bambino, quali: disturbi emotivi e difficoltà comportamentali in età prescolare e scolare.
    In particolare, ci riferiamo a comportamenti/atteggiamenti di inibizione, esitamento e ritiro. Possono presentarsi difficoltà di socializzazione con adulti e coetanei e difficoltà precoci di autoregolazione. Il bambino può soffrire di uno sviluppo significativamente rallentato sia da un punto di vista psicomotorio sia da un punto di vista cognitivo.

    Il rischio psicopatologico riguarda i disturbi del comportamento (disturbi della condotta, disturbo oppositivo provocatorio, disturbo dell’iperattività e dell’attenzione) e dei disturbi emozionali (disturbo d’ansia, disturbi affettivi, disturbi di adattamento).

  • Come si può intervenire?

    In base a quanto detto, l’individuazione precoce delle situazioni di rischio, anche lieve, è essenziale per poter prevenire adeguatamente gli effetti della fragilità materna sul bambino. In tale ottica possono risultare particolarmente efficaci gli interventi domiciliari di supporto alla genitorialità.

    Un valido strumento che utilizzo è il Video-feedback to Promote Positive Parenting and Sensitive Discipline (VIPP-SD), che puoi approfondire cliccando qui.